Una nuova pagina di dialogo e
collaborazione tra Cristiani e Musulmani si è aperta con l'intervento di Chiara Lubich
alla moschea di Harlem, intitolata a Malcolm X, invitata dall'Imam Warith D.Mohammed,
leader della "American Muslim Mission"
New York, 18 maggio 1997.
Una folla di oltre tremila persone ha gremito le sette sale dell'edificio della moschea
collegate via video, e i dintorni dello stabile intitolato a Malcolm X, che tante speranze
suscitò nei musulmani neri d'America negli anni '60. Gli altoparlanti diffondevano dai
tetti quanto si stava svolgendo all'interno.
Era una
folla assetata di verità e di pace, attenta, colorata e partecipe. Presenti anche una
trentina di Imam provenienti dai più diversi punti degli Stati Uniti. Appena arrivata
alla Moschea, Chiara Lubich ha avuto un breve colloquio con l'Imam Warith Deen Mohammed,
leader di oltre 2 milioni di musulmani neri, seguito per il suo coraggio nell'operare per
la pace contro la cultura dell'odio razziale. Un avvenimento atteso. Nel quartiere di
Harlem da giorni i manifesti annunciavano l'evento.
Quando Chiara ha
preso la parola l'attenzione era vivissima. Nel suo discorso ha evidenziato i segni dei
tempi che mostrano quanto il mondo, nonostante i contrasti e le guerre ancora esistenti,
tenda all'unità . Ha ricordato alcuni momenti della storia del Movimento in cui più è
venuta in luce la presenza dell'azione di Dio, evidenziandone la vocazione universale
all'unità. Vari passaggi sono stati sottolineati con commenti ad alta voce dei presenti,
in particolare alcuni episodi di Vangelo vissuto, del "date e vi sarà dato"
sperimentato e quando Chiara ha parlato dell'arte "d'amare tutti e per primi",
senza distinzione di razza e religione. Ha poi ripercorso brevemente gli sviluppi del
dialogo interreligioso tracciando alcune piste per il futuro dialogo con l'Islam. E ha
strappato gli applausi della folla, citando il Corano e la tradizione islamica che
definiscono una persona religiosa "solo quando è capace di desiderare per gli altri
ciò che desidera per sé", la "regola d'oro" che accomuna tante religioni.
"Il mondo è
di chi più lo ama e meglio sa dargliene la prova" - con queste parole di S. Giovanni
della Croce Chiara ha concluso. E con un caloroso abbraccio a tutto il popolo presente, ha
ripetuto più volte l'invito all'amore reciproco, suscitando la viva adesione dei
presenti.
In un'epoca in cui
spesso l'Islam viene confuso col fondamentalismo violento, l'Imam Mohammed ha poi
ricordato che "Abramo resta il modello comune di cristiani ebrei e musulmani e che
Dio chiede agli uomini di riconoscere il bene e di sostenerlo anche quando viene da
persone di religioni e razze diverse, tutte unite dallo stesso Creatore". Col suo
parlare semplice, diretto e coraggioso, l'Imam si è dichiarato "non stupito da
quanto Chiara aveva detto su alcuni musulmani che, a contatto col movimento, avevano
riscoperto le radici della loro fede, ritornando alla pratica delle "cinque
colonne" dell'Islam. Dopo aver ricordato alcune tappe del percorso della sua
organizzazione per tornare all'autentico Corano ha aggiunto: "Io ammiro, credo in
quello in cui voi credete, sono aperto al vostro messaggio d'amore e di pace". Ed ha
concluso: "Oggi è un gran giorno per noi. Ad Harlem si è scritta una pagina nuova
di storia, proprio qui nella Moschea Malcolm Shabazz. La diversità è per dare all'unità
gambe, ruote, movimento..."
Chiara ha ancora
salutato l'Imam e insieme hanno stretto un patto, nel nome del Dio unico, di lavorare
senza sosta alla pace e all'unità.
Nei volti di tutti,
anche di chi aveva seguito dalla strada, c'era la gioia di aver potuto vivere un momento
storico di abbraccio tra cristiani e musulmani, tra bianchi e neri.
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